Delle quattro Nobili Verità, la seconda è probabilmente quella più rivoluzionaria. Viene riportata in molti modi, Yongey Mingyur Rinpoche la spiega così: "La sofferenza non dipende dalle circostanze esterne, ma dal nostro modo di reagire a queste circostanze". Se si cambia la parola sofferenza con la parola benessere, il significato resta inalterato. Non potremo mai cambiare tutto il mondo secondo i nostri desideri, non c'è riuscito mai nessuno, ma il Buddhismo dice che cambiare le reazioni alle nostre esperienze è possibile. Viene portato l'esempio del pastore che, per non ferirsi i piedi, cercava di lastricare bene tutti i sentieri in cui passava, e alla fine scoprì che era più facile indossare delle buone scarpe. Oppure il tipo che cambiava abitazione per avere un panorama sempre migliore, e alla fine scoprì che le sue finestre erano sempre sporche, ed era più facile pulire bene i vetri.

La pratica della compassione è una delle meditazioni più difficili. Il problema è che non si possono fare distinzioni, bisogna volere bene proprio a tutti, una compassione che faccia distinzioni non ha alcun valore. Ora pensiamo ad personaggio pubblico, ad esempio un politico, che disprezziamo particolarmente: ecco, la pratica della compassione ci chiede di voler bene anche a lui. Come diceva Gesù, anche i farisei amano gli amici ed odiano i nemici, se stiamo cercando di migliorare, dobbiamo fare qualcosa in più. Per fortuna i maestri non si limitano a consigliare di voler bene agli altri, indicano dei metodi per sviluppare questi sentimenti, che da soli nascono molto difficilmente.

L'ostacolo più grande alla meditazione è quel pensiero strisciante che ci dice che ora ci sono cose più importanti a cui pensare, concentrarsi sul respiro o sul contatto dei piedi col suolo sembra una fuga dalla realtà. Invece i maestri dicono che è proprio il contrario, respirare e toccare il suolo con i piedi è quello che stiamo facendo in questo momento, è quella la realtà, la realtà non è rimpiangere il passato o desiderare qualcosa per il futuro, ossia quello che normalmente fanno i nostri pensieri. E' evidente che passato e futuro sono creazioni della mente, il passato non c'è più ed il futuro non c'è ancora stato, il presente è molto più reale per quanto sia inafferrabile. Il Maestro Thich Nhat Hanh consiglia di fermarsi ogni tanto nel corso della giornata ed osservare il respiro, ma non è un'evasione dalla realtà, al contrario e quella realtà.
